| |
| Religione e politica a cura di Alessandro Ferrara
|
Libro: Religione e politica
Autore: Alessandro Ferrara
Testata: Tecalibri.info
Data: 12/02/2010
Religione e politica a cura di Alessandro Ferrara
Redazione
[È presente una segnalazione con copertina e passi scelti tratti dal volume]
Torna ad inizio pagina |
Libro: Religione e politica
Autore: Alessandro Ferrara
Testata: Francesco Giacomantonio
Data: 31/08/2009
Religione e politica nella società post-secolare
Juragentium.unifi.it
Nel dibattito intellettuale e politico degli ultimi anni, la dimensione religiosa è tornata ad avere una centralità e una rilevanza sorprendente, come probabilmente non capitava dai tempi della prima modernità (XVII secolo e Guerra dei trent'anni). Fare il punto sulla condizione della religione nella società attuale e sulle sue relazioni con l'etica, la politica, le istituzioni, la sfera pubblica e quella privata, assume quindi un valore che oltrepassa la ricerca accademica. Questo volume curato da Alessandro Ferrara, attraverso l'intreccio di interventi di studiosi affermati e giovani ricercatori (in occasione di un convegno tenuto a Roma nel settembre 2007, su "Religione e politica nella società post-secolare"), viene incontro a tale esigenza.
Il revival della religione si può attribuire, come rileva Ferrara introducendo il volume, a due motivazioni fondamentali: da una parte il venir meno della Guerra Fredda ha proiettato la fede religiosa come principale fattore di aggregazione identitaria; dall'altra parte,l'idea che anche la secolarizzazione fosse un'ideologia. Queste due situazioni pongono una domanda importante alla filosofia politica: "in che modo dobbiamo ripensare il modo in cui la separazione di religione e politica, Stato e Chiesa, è stata storicamente intesa e realizzata nelle società occidentali?" (p. 8).
Nei primi e più prestigiosi due interventi, Jürgen Habermas e Gustavo Zagrebelsky provano a rispondere a questo interrogativo di base e evidenziano la possibilità che la nuova società mondiale si fondi su un incontro e non su uno scontro di civiltà: per Habermas, che ribadisce in questa sede le sue più recenti posizioni politiche espresse nei suoi ultimi libri, è importante ascoltare con rispetto la voce pubblica delle fedi, senza rinnegare la ragione laica; per Zagrebelsky è in tal senso che devono operare gli stati costituzionali, con capacità di accoglienza e integrazione pluralista. Il rapporto dialetticamente aperto tra politica e religione è suffragato dall'analisi storica sviluppata nel saggio di Michele Nicoletti. Queste posizioni non devono, comunque, portare ad un abbandono del secolarismo: opportunamente Anna Elisabetta Galeotti, nel suo saggio, rimarca come il punto decisivo sia di pervenire a una definizione del secolarismo che protegga i suoi valori, ma risponda anche alle critiche che studiosi come Habermas hanno sollevato alla sua versione più corrente.
Chiariti questi aspetti di fondo, è possibile proporre alcune valutazioni legate a temi particolari. Cristiano-Maria Bellei, ad esempio, nota che il rinascere di forme religiose è oggi molto legato alle condizioni di incertezza della vita e alla liquidità delle identità e delle appartenenze che caratterizzano la società tardo-moderna, come hanno ripetutamente notato sociologi quali Bauman, Giddens e Beck. E Gabriella Cotta, nel suo scritto, ritiene, in effetti, che il discorso filosofico non possa prescindere dalla "domanda prima", posta da Leibniz e Heidegger, delle "ragioni dell'essere". Il tema della religione incontra, allora, quasi fatalmente, quello dello spazio pubblico, su cui si soffermano, ciascuno a suo modo, gli studi di Alberto Pirni e Debora Spini. Il lavoro di Pirni mostra come le religioni stiano operando processi di de-privatizzazione, rifuggendo il ruolo marginale cui la secolarizzazione voleva porle e Spini spiega questo sovraccarico nello spazio pubblico con la condizione di perdita di capacità di controllo degli Stati rispetto alle sfide globali.
Quali categorie, dunque, devono essere inserite per calibrare il rapporto tra fedi e sfera politica? I restanti saggi del volume ne propongono alcune. Emanuela Ceva, attraverso posizioni di taglio prettamente analitico e rawlsiano, sostiene rispetto a questi problemi, una teoria della giustizia ispirata a una prospettiva pluralista, ma che sappia limitare le sue prescrizioni alla formulazione di linee guida procedurali. Più portate a sondare aspetti simbolici sono, invece, le letture di Chiara Bottici e Emanuela Fornari, rispettivamente imperniate sulle categorie dell'immaginazione e del senso. La prima coglie il pericolo che l'immaginazione politica contemporanea, presa nella duplice morsa della sua tecnicizzazione e spettacolarizzazione, aprendo incondizionatamente le porte alle risorse di senso religiose, rischi di essere fagocitata da tali contenuti. La lettura di Fornari, invece, suffraga le teorie universaliste habermasiane, sostenendo come le categorie della traduzione e della comparazione siano paradigmi simbolico-linguistici fecondi e alternativi ai modelli procedurali che si basano su filtri ai circuiti della comunicazione.
Completano il volume le analisi di Salvatore Azzaro, che rivisita la relazione tra politica e religione tramite il riferimento al pensiero di Augusto Del Noce, e quelle di Vittorio Possenti che riafferma la dimensione della teologia politica, essendo scettico sulla possibilità che l'esistenza dei cittadini possa essere scissa in una parte pubblica e in una privata.
Consentendo di trasformare in dialogo il discorso delle diverse prospettive politiche, sociologiche e filosofiche riguardo alla religione, il testo curato di Ferrara assume certamente valore in una fase storica come quella attuale in cui, in troppe occasioni, gli specialismi producono solo accademismi isolati e purtroppo sterili.
Torna ad inizio pagina |
Libro: Religione e politica
Autore: Alessandro Ferrara
Testata: Terra
Data: 19/07/2009
Vacanze con le pagine tra le dita compagni
Simona Maggiorelli
Quei compagni di carta per il viaggio
«Li faccia bruciare come gli altri; perché non ci sarebbe proprio da stupirsi se poi mio zio, una volta sanato dalla sua malattia cavalleresca, leggendo questi, si incapricciasse di diventare pastore e di andarsene pei boschi e prati suonando e cantando o peggio ancora, poeta, che a quanto dicono è un’infermità incurabile e contagiosa».
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia
Sotto l’ombrellone «Tempo!», chiedono con le mani gli allenatori di Pallavolo. E di questi tempi vacanzieri, quelli del Beach Volley sulle spiagge. E allora diamoci tempo per un tuffo nelle pagine per cercare di capire qualcosa di più di questo strano Paese in cui viviamo. […] Poi venendo ai libri freschi di stampa, un titolo importante come Religione e politica (Meltemi) in cui si ricostruisce tutto il percorso che va da Del Noce a Habermas allo statuto del Pd, che in molti ricorderanno, stabiliva che la religione non fosse un fatto al limite privato, ma dovesse rientrare a pieno titolo nel dibattito pubblico; persino, in quello parlamentare.
Torna ad inizio pagina |
Libro: Religione e politica
Autore: Alessandro Ferrara
Testata: Fuorilemura.it
Data: 01/06/2009
Religione e politica nella società post-secolare
Erminio Fischetti
La “traduzione” religiosa come mezzo per un confronto multiculturale
I saggi curati da Alessandro Ferrara contenuti all’interno di Religione e politica nella società post-secolare, pubblicati da Meltemi Editore, sono un contributo notevole nei confronti della visone odierna del ruolo della religione nella ragion di Stato. Lasciando perdere le inutili polemiche da titoloni di giornali, ogni scritto affronta concretamente, ma senza mai dimenticare i punti focali del pensiero filosofico e dei suoi più elevati postulatori (come quelli di Max Weber ed Ėmile Durkheim), un punto di vista differente e dà al lettore prospettive certo non banali di questa babilonia ideologica, oltre agli strumenti necessari atti alla comprensione di un vastissimo argomento, che nella nostra contemporaneità acquisisce fattezze sempre più complesse e multi sfaccettate.
Facendo, spesso, un punto della situazione globale, sia dal punto di vista geografico che storico, il testo mette in luce una profonda similitudine, senza dimenticare un pluralismo di fondo, dei tempi, dei luoghi e delle situazioni di un mondo politico che ha ben sfruttato le ideologie religiose per penetrare nel tessuto sociale a cui faceva riferimento. Situazioni che stanno diventando, oggi più che mai, sempre più contemporanei e attuali, dove la sfera del culto privato deve sempre di più fare i conti con quella di una laicità pubblica delle istituzioni, elemento, questo, che fatica a emergere come atto prestabilito. Ognuno degli autori dei saggi dà una panoramica approfondita del problema e, spesso, ciascuno porta il lettore a conclusioni e prospettive che generano l’ampio dibattito affrontato, oltre a differenti angolazioni ed eventuali soluzioni del problema.
La rinascita della religione: una sfida per l’autocomprensione laica della modernità? di Jürgen Habermas, uno dei massimi filosofi viventi che ha maggiormente presupposto sull’argomento in questione col trascorrere degli anni della sua lunga carriera. L’eminente pensatore tedesco si domanda come può rinascere la religione in una società così secolarizzata come quella Occidentale e conclude facendo riferimento a Karl Jaspers dicendo che “La ragione laica dovrebbe insistere sulla differenza fra le certezze di fede e le pretese di validità pubblicamente criticabili ma astenersi dal valutare la razionalità o irrazionalità della religione in quanto tale”. A partire dalle parole e dai pensieri di Habermas, gli altri saggisti e filosofi continuano disquisendo di “privatizzazione della religione”, rapporto tra Stato e Chiesa, con particolare attenzione alla fede cattolica, pluralità etico-religiosa, secolarismo, Salvatore Azzaro parla, ad esempio di irreligione e ateismo secondo il pensiero di Augusto Del Noce. La raccolta di saggi si conclude si conclude con quello di Emanuela Fornari Senso e traduzioni- Religioni, culture, logiche identitarie che pone in causa i cambiamenti e le tensioni accumulatesi negli ultimi tempi, a partire dal crollo delle Twin Towers, nel quale, sempre riprendendo Habermas e i suoi “paradossi del progresso” (che portano a riformulare le cosiddette coppie analitiche d’opposizione di moderno e tradizionale) arriva a concludere che una delle “soluzioni” possibili possa essere la cosiddetta logica dell’iterazione, ovvero una logica delle traduzione dove, a fronte dei “diritti degli altri”, si cerchi una “risignificazione culturale” nella quale le figure ideologiche possano essere riarticolate secondo il dialogo e il confronto multiculturale.
Il testo curato da Ferrara è senza alcun dubbio un raro punto di partenza per una complessa riflessione sulla praticità della nostra vita di esseri umani moderni. E lo fa avvalendosi di un bagaglio disciplinare come può essere quello filosofico, intriso in maniera comunicativa con quello storiografico e sociologico. Tutti necessari come mezzi per poter varcare i confini di un baluardo superabile solo attraverso il confronto e l’assimilazione della cultura stessa.
Torna ad inizio pagina |
|
|