Libro: Antropologia della comunicazione visuale
Autore: Massimo Canevacci
Testata: Tarantularubra.it
Data: 22/03/2010
Antropologia della comunicazione visuale
Redazione
[…] “Il telecomando è, probabilmente, lo strumento che più ha ereditato - insieme alla pubblicità televisiva - le funzioni "materne" del doppio vincolo. Esso, infatti, permette la ricerca costante e inesauribile di brani di programmi, in genere brevissimi, in particolare quando i programmi "totali" sono avvertiti come inaccettabili. Paradossalmente la restrizione temporale della consumabilità per frazione di canale prolunga il consumo complessivo del sistema televisivo. Il telecomando rinvia e rinnova, grazie alla moltiplicazione dei canali e dell'offerta, una disponibilità alla felicità, al divertimento, alla distrazione, che invariabilmente viene negata e riproposta - in una sorta di parodia della hegeliana "negazione della negazione" - all'infinito. Sei i singoli programmi sono inadeguati rispetto alle loro promesse, la somma di frazioni minime dei programmi totali non solo è tollerabile, ma è gradevole "gioco" all'infinito di congiunzioni causali; il senso di rinnovabile e inesauribile onnipotenza del telecomando si "schiaccia" di fronte alla paralisi di esperienza, ai brandelli di una comunicazione ormai indifferenziata." […]
[...] "Ora il corpo, o meglio, i messaggi corporali che si donano agli sguardi sono diventati l'ossessione della medesima civiltà occidentale. Dalla società dei consumi, corrisponde più o meno al periodo accennato precedentemente, siamo passati alla cultura dei consumi che si diffonde nella vita di tutti i giorni e che ha trasformato l'ordine simbolico, in parte prescindendo e in parte condizionando l'espansione delle merci da vendere sul mercato. La ricerca dei consumi ricerca l'impegno a trasformare il sé e il proprio stile di vita, arricchendo gradevolmente la vita privata. (….) La cultura dei consumi si fonda sulla costante produzione e riproduzione di segni ben riconoscibili dai loro possessori e dal loro pubblico; essa non incoraggia un passivo conformismo nella scelta delle merci, ma al contrario, cerca di educare gli individui a leggere la differenza dei segni, a decodificare facilmente le infinite minuzie che distinguono vestiti, libri, cibi, automobili. stanze.”. [...]
[Ripreso da Radio Onda Rossa il 22 marzo 2010]
Torna ad inizio pagina |
Libro: Antropologia della comunicazione visuale
Autore: Massimo Canevacci
Testata: Cultframe
Data: 01/01/2001
Antropologia della comunicazione visuale
Redazione
Una delle riflessioni più frequenti concernenti i principi che regolando il mondo contemporaneo riguarda senza dubbio quella che pone in collegamento i concetti di società e comunicazione. Ed in questo contesto teorico appare ormai impossibile non accostare alla parola comunicazione un aggettivo in questi ultimi tempi molto utilizzato: visuale.
Ad occuparsi di questa stretta ed eclatante relazione (comunicazione/visuale) è Massimo Canevacci, docente di Antropologia Culturale presso la Facoltà di Sociologia dell’Università La Sapienza di Roma e direttore della rivista avatar. Il suo saggio intitolato Antropologia della comunicazione visuale, pubblicato nel 2001 da Meltemi Editore, è la versione aggiornata di un importante studio già dato alle stampe nel 1995. Canevacci si addentra in un territorio estremamente interessante all’interno del quale si incrociano "mutamento culturale, complessità sociale e comunicazione visuale". Di quest’ultima vengono analizzati e decodificati diversi fondamenti: i meccanismi più profondi, la maniera in cui i messaggi visuali colpiscono gli individui, i linguaggi che la governano.
Al centro del discorso sembra essere la merce, e la sua natura attuale, elemento sempre più "seducente" e dotato di "feticismi e animismi"”. Le aziende perfettamente consapevoli di questa realtà adottano dunque delle strategie di comunicazione finalizzate a rendere i loro prodotti soggetti provvisti di "un’età, una biografia e cicli vitali".
La dimensione dell’approccio di Canevacci arriva ad toccare vari settori: dal cinema all’arte, fino alla pubblicità. Uno dei percorsi più illuminanti effettuati dallo studioso parte dall’episodio del mistero della scatola nera concepito da Luis Buñuel per il suo capolavoro Bella di giorno per giungere fino a spot come quelli di una nota marca di jeans, di un profumo e di una formazione politica (per le elezioni regionali del 1990). Tutto ciò per evidenziare "il segreto dei massmedia in generale, fatto di inesauribili attrazioni repulsioni".
Il libro di Massimo Canevacci riesce quindi a decifrare con grande precisione le tecniche e i segni della comunicazione visuale (e delle sue forme narrative) ed a svelare il modo in cui tutti noi siamo travolti dal complicato fenomeno dei media, fenomeno in continua e vorticosa evoluzione.
Torna ad inizio pagina |